lunedì 25 novembre 2013

PARLIAMO di SCUOLA



Sono passati quasi tre mesi da quando il Grande ha cominciato la scuola e, come mamma, posso fare qualche osservazione su come noi ci troviamo con il sistema inglese.
Non posso fare paragoni con il sistema italiano di oggi.
Il Grande non ha mai frequentato le scuole elementari in Italia e io non sono una grande esperta in materia.

Il Grande va a scuola in una fattoria.
Per questo ci sono animali dappertutto: conigli, galline, capre, pecore, api, maiali, asini e volpi nel bosco e spesso nel prato dove si gioca.
Ho scattato qualche immagine solo delle zone intorno alla sua classe, ma la superficie della scuola è molto più grande, ci sono molte classi e molti angoli interessanti che spero di poter fotografare in altre occasioni.
L’ingresso della sua classe è proprio accanto all’ingresso principale!


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Qua il Grande inciampa. Spesso.
Spesso dentro le tempere.
“Ma perché cadi sempre?”
“Inciampo mamma. Inciampo nei cavi, inciampo nei giochi, inciampo nelle cose. Lo sai che ci sono cose dappertutto a scuola?”
La classe del Grande non è una classe, è un grande open space con tavolini e sedie messe a cerchio, tappetoni, angolo lavoretti, angolo matematica, angolo costruzioni.
Un sacco di angoli.
Un sacco di confusione.
Un sacco di colore.
La lezione frontale non esiste.

Il Grande torna sempre tutto sporco da scuola.
“Mamma oggi sono inciampato dentro la tempera verde. Vedi, la maglietta bianca è tutta sporca.”
“L’hai detto alla maestra? Cosa ti ha detto?”
“Mi ha fatto indossare la felpa, così non si vedeva la macchia verde.”
E io mi trovo a lavare la maglietta bianca sporca di verde e anche la felpa che, inevitabilmente, si è sporcata anche lei.
E non sono tempere facilmente lavabili!

L’ingresso della classe del Grande è indipendente dall’ingresso della scuola.
Ogni classe ha un ingresso a sé.
Il suo è un tunnel buio, stretto e freddo.
Davanti all’ingresso, un giorno, c’era la buccia di una grande arancia.
Quella buccia è rimasta lì per terra, davanti all’ingresso della classe, per 9 giorni. Li ho contati.


Il Grande ha circa 15-20 minuti di pausa pranzo e poi deve uscire nel prato della scuola per tutto il resto dell’intervallo.
Circa un’ora.
Si esce. Caldo, freddo, pioggia, vento. Si esce.
Tutti insieme, grandi e piccoli.
E i piccoli devono spesso combattere con gli scherzi inevitabili dei bambini più grandi.
Il mio Grande incluso.
Combatte, scappa, piange, si fa furbo.

Il Grande a scuola impara.
Impara tantissimo.
Gioca e impara.
Legge in inglese libri adatti a questa fase di apprendimento.
Conosce i numeri fino al venti e li sa sommare tra di loro.
Conosce i pesi e sta imparando le misure.

Il Grande a scuola viene stimolato moltissimo.
Ogni angolo è una sorpresa.
Io, mamma, posso entrare in aula a fine giornata sempre e guardare cosa mio figlio ha fatto e dove ha giocato.
Io, mamma, ho occasioni di passare del tempo a scuola per osservare.
Io, mamma, ho osservato gli angoli, i colori, i giochi e li ho trovati affascinanti.
Disordine, confusione e anche sporcizia, a volte, non manca.
Ma ho imparato a non fermarmi a questo.
Ci sono spunti ovunque.
E il Grande impara.

“Mamma oggi sono io il campione di bingo!”
A gruppetti giocano a bingo.
Il maestro distribuisce tessere di gioco con 4 parole ad ogni bimbo.
Poi pesca da un sacchetto le parole e le legge ad alta voce.
Lo studente deve leggere le sue parole e segnare quando viene letta una di quelle che ha nella sua cartellina.
Quando le ha tutte vince. Fa bingo.
Viene premiato ed è contento.
Il Grande ha portato a casa con orgoglio la sua cartellina.

Il Grande ha tanti insegnanti che ruotano intorno a lui, anche se quella di riferimento è una sola.
Ci sono tanti insegnanti donne quanti uomini.
Il Grande non si è mai lamentato di un maestro.
Mi dice sempre che sono tutti bravi e tutti gentili e che lo aiutano tanto.
E gli danno tanti stickers!

Il Grande torna a casa sempre con le guance rosse, mezzo svestito e con la pancia perennemente scoperta.
Il Grande non si è ancora mai ammalato.


Non so quale sistema scolastico sia migliore.
Non so chi impara di più o più velocemente.
Forse non serve neanche fare il paragone.
Il Grande, dopo quasi tre mesi, ha conquistato il suo spazio e la sua serenità.
A me basta e avanza.


4 commenti:

  1. Guance rosse tipiche inglesi :)

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  2. Questa scuola e' stupenda. Adoro le scuole inglesi

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    1. E' diversa da quella italiana, non c'è dubbio. Ma io sono contenta, moltissimo. Probabilmente non avrà la stessa "cultura" di uno studente italiano, ma a quello possiamo pensarci noi genitori. Lui è felice, l'ambiente è confusionario, ma stimolante e fanno tantissime cose affascinanti. Lui ha imparato a confrontarsi con i più grandi e non ha più paura di loro. Ha imparato l'inglese benissimo e legge libri senza problemi. Si è candidato a rappresentante di classe ed è stato votato. La scuola inglese per me è perfetta perchè ha aiutato mio figlio ad affrontare un trasloco internazionale senza sapere una parola di inglese, a renderlo autonomo e, la cosa più bella, a renderlo felice. Lui va a scuola cantando! Ops...lunga anche qua...

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    2. Io non sono un'amante della scuola italiana. Secondo me a livello di scuola elementare la scuola dovrebbe essere proprio come quella inglese. I bambini devono essere liberi di usare la loro creativita' e di imparare giocando. Anche qui in California le scuole sono molto "child centered" ma quella inglese mi sembra ancora migliore. Io sono felice con il livello di insegnamento nelle scuole delle mie figlie. Certo non si fa il latino, ma si usano I laboratory di scienze gia' alle medie, e gli insegnanti (per la maggior parte) sono veramente interessati al loro lavoro e a far in modo che tutti imparino. I bambini e I rgazzi sono molto seguiti, in modo che nessuno venga lasciato indietro. Ed e' tutto gratis. Dai libri alle ore di ripetizione.

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