martedì 24 dicembre 2013

ARRIVA il NATALE

BUON NATALE!
Siamo a casa per un po'.. torniamo presto!


sabato 21 dicembre 2013

UNA PASSIONE TRAVOLGENTE



Caro Santa,
per questo Natale, la mamma mi ha detto che posso esprimere un desiderio. Io vorrei tanto, proprio tanto, i guanti da portiere.
Io voglio fare il portiere della nazionale da grande e i guanti sono proprio necessari.

Più o meno così recitava la letterina del Grande per questo Natale.
Questo benedetto calcio.
E io che, forse forse, avrei preferito scegliesse qualche altro sport.
Non so, uno diverso, meno comune.
Ma sono solo pensieri da mamma.

Il Grande è travolto da questa passione che, io stessa, non riesco a frenare e neanche bene a capire da dove è saltata fuori.

Ma se ci penso un attimo, qualche segnale lo avevamo avuto.
Il Grande non ha mai voluto né usato il ciuccio.
Piangeva tanto però, tantissimo.
La sua maestra del nido Giusy (Giugi come la chiamava il Grande) un giorno mi disse “riesco a calmarlo e farlo addormentare solo se nel lettino lo ricopro di palloni”.
Era un metodo che con lui funzionava.

Gli piace. Punto e basta.
E proprio il calcio, qua in Inghilterra, lo ha aiutato tantissimo.
Non aspetta altro che l’allenamento del martedì sera.
In una piccola squadretta fatti di bambini di 5 e 6 anni.
Si divertono.
E imparano anche le prime basi, le prime tecniche.
Ci sono i suoi compagni di classe in questa squadra.
I suoi amici inglesi.
Quelli con cui ha legato di più.
E ci va, felice.
Con la sua divisa, i suoi tacchetti, i suoi parastinchi e la sua ‘water bottle’.

E l’altro giorno si è chiuso in stanza dopo la scuola.
Da solo.
Voi due, mamma e sorella, state giù, non venite al piano di sopra a disturbare.
Lui deve aver aperto l’armadietto dei lavoretti.
Quello dove trova dentro materiale di recupero, pennarelli, colle, forbici, tempere.
E si è messo a sognare.
E’ sceso al piano di sotto dopo un’oretta circa.
Guarda mamma, questo è il mio campo da calcio! Io sono il portiere. Dell’Italia. O dell’Inghilterra.”

mercoledì 18 dicembre 2013

NEWARK ON TRENT



Domenica mattina siamo stati a visitare la cittadina di Newark-on-Trent.

Sul fiume Trent.

Sullo stesso fiume che passa dal nostro paesino.

Il Grande se ne è accorto subito “Ovvio che è lo stesso fiume, ci sono le stesse barche.

Proprio sulle sponde del fiume si erge un Castello con i suoi giardini.

O meglio, quel che resta di un Castello.

A sufficienza per fare partire la fantasia del Grande.

E via di prigioni, e cavalieri, e fantasmi.


Tra queste rovine e il parco, il Grande e la Piccola si sono sentiti completamente liberi di correre, cantare, giocare e anche rotolare nel prato.
Dai sorellina, seguimi, andiamo a fare le scoperte
Da un lato del Castello prati e giardini, dall’altro il fiume e le sue barche.
Un posto assolutamente riposante.
Putroppo gran parte di questo Castello è stata distrutta nel 1646 alla fine della Guerra Civile inglese.


Prima di riprendere la nostra passeggiata, un pranzo veloce.
Alle undici del mattino.
Stile inglese.
E per fare le cose per bene, pranzo al pub.
Chilli con carne, jacket potato, English breakfast.


Passeggiata tra le vie dalle cittadina e poi la piazza.
La piazza del mercato.
Newark è famosa per essere una ‘market town’ e la sua piazza lo dimostra.
Tante bancarelle, rosse e bianche, assolutamente affascinanti.
E colori, profumi, suoni, bisbigli.
E poi la banda che tanto è piaciuta al Grande.
E il coro dei bambini che cantavano canti di Natale mentre la gente passeggiava, mangiava una mince pie e beveva un po’ di vino e pinte di birre.
Abbiamo vissuto una giornata di atmosfera.
Quella piacevole, calda, profumata.
Quella che ti scalda, anche se hai i guanti e il cappello perché le temperature sono davvero basse e manca solo la neve.


E infine una domanda.

Veramente esagerata questa volta.

Di una nonnina affascinata dalla Piccola e dai suoi capelli.

Are you Scottish?

Ecco no, per scozzese non l’avevano ancora mai confusa.

No, we are Italian”.

Ma non mi stupisco più.

Anche qua, dove i rossi, gli irlandesi, gli scozzesi, sono molto più comuni, per strada mi fermano ancora.

E commentano.

Capelli e ricci.