lunedì 27 gennaio 2014

VICTORIA SPONGE



Venerdì mattina ci siamo messe nuovamente ai fornelli.
Un altro classico inglese, una torta.
La Victoria Sponge.
Non mi piacciono molto le torte inglesi o americane.
Quelle altissime, molto caloriche e ricche di crema, panna, cioccolato.
Però sono belle.
E così ho voluto provare a farne una.
Cercando di farla un po’ più bassa dell’originale.


Con me la solita minuscola aiutante.
Con il suo grembiulino personale questa volta.

La ricetta è quella di Mary Berry, presa dal sito della BBC.

Ingredienti:
- 4 uova
- 225 gr di zucchero
- 225 gr di farina autolievitante (perché devono usare sempre le farine autolievitanti?)
- 2 cucchiaini di lievito
- 225 gr di margarina (noi abbiamo usato il burro spalmabile che va tanto di moda da queste parti)

Ingredienti del ripieno:
marmellata di fragole
panna da montare
zucchero a velo

Abbiamo infarinato una teglia di 20 cm di diametro e fatto due infornate separate.
Così ha consigliato Mary Berry e noi abbiamo eseguito.

Abbiamo mischiato le uova con lo zucchero, la farina, il lievito e il burro spalmabile.
Abbiamo diviso l’impasto in due parti e infornato per due volte a 180° per 25 minuti.
Non aprire mai il forno prima dei 25 minuti, ma tenere il colore della torta sotto controllo.
Così ha consigliato Mary Berry e noi abbiamo eseguito.

La torta è pronta quando ha un colore marroncino dorato.
Una volta tolta dal forno, al tatto, deve essere un po’ elastica.
Cosa vuol dire?
Non lo so spiegare.
Mary Berry ha scritto così.
Ma effettivamente, al tatto, una volta tirata fuori la torta, dava davvero l’impressione di essere elastica.
Provate.

Abbiamo poi aggiunto nel mezzo panna montata da noi con un poco di zucchero a velo e la marmellata di fragole.
Una bella spolverata di zucchero a velo e il gioco è fatto.

E’ venuta benissimo ed è finita dopo due merende e una colazione.
E siamo solo in 4.
 

PS: Aggiornamento asilo nido.
Oggi la Piccola è stata al nido per un’ora e mezza senza di me.
Ha pianto e poi si è messa a giocare.
La maestra mi ha detto che rispondeva alle domande come se le capisse per davvero, anche se in inglese.
Mercoledì introduciamo il pranzo.
Quando sono andata a prenderla era un po’ arrabbiata con me, ma si è lasciata coccolare.
Un buon inizio.

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