giovedì 2 ottobre 2014

Expat? Ci vuole tempo!



Gli alberi sradicati dal vento non sono adatti per essere trapiantati altrove, perché hanno lasciato le radici nella terra. Chi vuole trapiantarli in altra terra, deve invece avere cura di liberare a poco a poco le radici una dopo l’altra
San Francesco di Sales


Oggi riflettevo. Quanto tempo ci vuole per potersi definire completamente a proprio agio in un paese che non è il proprio di origine. Quanto tempo ci vuole per potersi definire completamente integrata. Oggi riflettevo sul tempo.


Non è una questione di chiamare casa il luogo dove si sta abitando. Io mi sento a casa qua. Chiamo casa queste quattro mura inglesi. Mi piacciono e le sento mie in tutto e per tutto. E dopo un viaggio ho voglia di tornare qua, tra queste quattro mura.

Non è neanche una questione di viaggi e scoperte. A volte mi dicono che sono fortunata a essere partita. Che il mondo è bello. Che viaggiare è un grande privilegio. Io mi sento fortunata, moltissimo. Un conto, però, è essere amanti dei viaggi, voler visitare il mondo, fare i turisti e conoscere usanze e costumi diversi dai propri. Usanze che possono affascinarti per una serata, per una settimana, per una vacanza. Un conto è vivere da espatriate in un altro paese. Non è la stessa cosa. Sono brividi diversi. Non più belli, non meno belli, semplicemente diversi.

Qualche giorno fa, una conoscente che ha girato il mondo, dall’India, all’Inghilterra, dagli Stati Uniti alla Francia, passando nuovamente per l’Inghilterra, mi raccontava la sua vita. Fin da bambina ha viaggiato con i suoi genitori verso paesi e culture diverse. Qualche anno e poi si cambiava. Lei sosteneva che un trasloco internazionale può definirsi completo dopo circa cinque anni. Dopo cinque anni sei parte integrante della cultura locale. Che ti piaccia o no, ti sai muovere nella sua burocrazia. Sai a chi devi chiedere se sei in difficoltà. Conosci le leggi che regolano la vita del paese. Sei diventata una dei tanti.

Oggi riflettevo e non so darmi una risposta su queste tempistiche d’integrazione. E non so se mai saprò darmela. Vivo all’estero da quindici mesi. Troppo poco. E credo che un trasloco internazionale sia una cosa molto personale. Ognuno reagisce diversamente.

Ma ci sarà una media? Saranno davvero cinque anni?
E la media si sposta se si trasloca con dei bambini? Più facile o più difficile? 
E quanto conta la destinazione?

Mi piace molto la frase di San Francesco di Sales. Ci vuole tempo, pazienza, cura per spostare un albero. Ci vuole amore per spostare una famiglia e trapiantarla all’estero. Ogni giorno un pezzetto di vita. Noi stiamo cercando di farlo, di avere attenzione. Io vorrei però aver cura di lasciare parte di noi in Italia e portare parte dell’Italia sempre con noi. Ovunque andiamo.

 

18 commenti:

  1. Io sto piantando le basi per partire, e spostare la famiglia.. Quindi queste considerazioni mi interessano molto, e aspetto quando scriverai di aver trovato una risposta :)

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    1. Ciao Dana! Dove vi trasferite di bello? Diciamo che per avere una risposta...credo tu debba aspettare ancora qualche annetto.. :) ... Ma arriverà!

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    2. Mi unisco al gruppo delle future expat. Il nostro obiettivo al momento è riuscire a trovare lavoro ed andare a vivere per 4 anni in Australia, in modo ottenere la cittadinanza come grande regalo per le nostre figlie. Poi decideremo cosa fare. Ma che fifa ragazze! ;)

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    3. Mi sembra abbiate i piani chiari! in bocca al lupo!

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  2. Una grande parte di voi è SEMPRE con noi. Ve lo assicuriamo.
    E viceversa ...ne sono certa.
    Mi hai commosso con questa pagina ... la delicatezza ti contraddistingue sempre anche quando sei lontana.
    Una frase bellissima hai scelto per parlare di questo argomento. Meravigliosa, Miri!!!!

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    1. Qui ci starebbe una bella tazzina di caffè, quattro chiacchiere e un piccolo abbraccio. Mentre i bimbi giocano rumorosi in cameretta..

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  3. Si dice che la vita è un viaggio, magari qualcuno viaggia un pò più lontano degli altri e si trasferisce.

    Penso che dipenda da vari fattori, in primis quanto uno si è trasferito volentieri o per costrizione.

    E da quanto il modo di vivere nella nuova patria rispecchia se stessi, la propria mentalità, che non sempre capita si trovi poi così bene nel luogo di origine.

    5 anni penso siano attendibili, la prova sarebbe tornare indietro, e vedere quanto effettivamente ci si sente a proprio agio nel luogo natio.
    ce chi l' ha fatto e poi è riscappato a gambe levate.
    E chi no.

    La vita è complicata!

    Un abbraccio
    Rossella
    ps: ma che bello quell'albero, dove si trova ?




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    1. Ciao Rossella!
      L'albero è la "Grande Quercia" della Foresta di Sherwood. Proprio quella quercia che, si dice, ospitasse Robin Hood e i suoi seguaci... :)
      Un abbraccio,
      Miriam

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  4. Non credo ci sia un tempo così definito per integrarsi davvero. E come suggerisci tu dipende dal luogo dove sei, quanto è diverso culturalmente e anche come uno si pone. Insomma troppe le variabili! Conoscevo questa frase ma non sapevo come ritrovarla perché non ne conoscevo l'autore. ..grazie!

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    1. Eh sì le variabili in gioco sono davvero tante. E tutte molto soggettive. Chissà, un domani, forse, troverò un tempo mio, ma non ho fretta di scoprirlo.. :)

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  5. Ecco dove avevo visto l'albero, nel tuo post fatto all'epoca della visita :)
    Rossella

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  6. Miriam, sono all'estero da 19 anni e ancora mi faccio le tue domande. forse mi sento a casa sia qui dove vivo sia in Italia dove ci sono tutti quelli che non fanno parte della nostra piccola famiglia expat. Ma e` comunque sempre una sensazione strana perche` magari e` poi vero anche il contrario...che non sei mai a casa? Mah???

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    1. Eheh Claudia. Questo è confortante! Chissà davvero se ci sarà una risposta. Diciamo che è bello imparare a vivere l'attimo presente e cercare di integrarsi un po' di qua e un po' di là...:)

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  7. http://claudiablabla.blogspot.com/2014/08/casa-dove-sei.html se hai voglia di leggermi questo e` quello che avevo scritto proprio due mesi fa a proposito di casa...ancora ciao. PS: bello leggerti, ti metto nei miei blog preferiti!

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  8. Questo post e' bellissimo, allora a me mancano due anni :)
    Tiziana, Florida.

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    1. Grazie Tiziana! Due anni non sono tantissimi..poi mi saprai dire se questa tempistica con te funziona...:)

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  9. Finalmente trovo il tempo per venire a commentare questo tuo bellissimo post! Non credo ci sia un tempistica o una media, dipende molto da cosa ti porta in un luogo, le motivazioni e le aspettative che riponi in quell'avventura. Noi oltre i 5 anni non ci siamo rimasti, ne' in irlanda, ne' in Francia forse perche' non c'eravamo adattati al 100% o forse perche' non eravamo convinti della scelta. Vedremo se in questa Inghilterra ci fermeremo di piu'! Abbiamo la fortuna (sfortuna? dipende dai punti di vista) di avere tre bambini che per ora non hanno messo radici da nessuna parte (non gliene abbiamo dato il tempo!?), per i quali l'importante e' essere tutti insieme e portarsi dietro le loro cose, compresa la nostra forte italianita' che ci accompagna ovunque! :)

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    1. Ciao MaFa! La tua esperienza racconta tanto. Nel vostro caso il quinto anno è stato quello del cambiamento...vediamo tra qualche anno cosa vi dirà l'Inghilterra e cosa vi diranno i vostri bimbi! Non avranno radici in un luogo preciso, ma sono sicura che sanno cosa è e quale è "casa" per loro! ;)

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